Santa Caterina 1
Santa Caterina 2
Storia di Santa Caterina

 

Caterina trae il suo nome da catha, che vuoi dire «universo», e mina, «rovina», come a significare «rovina universale». Con lei infatti ogni edificio del diavolo cadde in rovina. In lei cadde l'edificio della superbia attraverso l'umiltà che ebbe, quello della concupiscenza carnale attraverso la verginità che conservò, quello dei desideri umani, poiché disprezzò ogni umano desiderio. Oppure Caterina suona come catenula «catenella»: infatti con le sue buone opere aveva fatto come una catena, attraverso la quale salì al ciclo. Quella scala o catena ha quattro gradi, che sono l'innocenza delle proprie opere, la castità del cuore, il disprezzo per le cose vane e la parola di verità, che il profeta dispone per ordine dicendo: «Chi potrà salire al monte del Signore?», ecc. (Ps 23,3-4), e risponde: «L'innocente di mani e il puro di cuore, e chi non volge l'anima sua a vanità e non giura con frode a danno del prossimo suo». Come questi quattro gradi si trovassero in santa Caterina, risulta chiaro dalla sua leggenda.
Caterina, figlia di re Costo, fu istruita negli studi di tutte le arti liberali. Avendo l'imperatore Massenzio convocato tutti, ricchi e poveri, ad Alessandria perché immolassero agli idoli e per poter punire i cristiani che rifiutavano di immolare, Caterina, allora di diciotto anni, rimasta sola nel suo palazzo, pieno di ricchezze e di servi, sentendo l'urlare degli animali portati al sacrificio e i canti di esultanza, mandò in fretta un servo per vedere di cosa si trattava. Quando le giunse la risposta, presi con sé alcuni del palazzo, munitasi del segno della croce, si avvicinò a quel luogo e vide molti cristiani che per paura della morte si erano fatti portare al luogo ove sacrificavano. Quella vista le ferì profondamente il cuore, ma prese coraggio e si avvicinò all'imperatore e disse:
- La dignità del tuo rango e la ragione spingerebbero a salutarti, imperatore, se riconoscessi il Creatore del cielo e distogliessi il tuo animo dagli idoli.-
E cosi, stando davanti alla porta del tempio, disputò a lungo col cesare, ricorrendo a sillogismi, allegorie, metafore, con grande eloquenza e profondità di senso. Tornata poi alle forme normali di colloquio, disse: - Ho badato a dirti queste cose come le si dicono a un sapiente. Ma dimmi ora, perché hai convocato inutilmente tutte queste persone per venerare la stoltezza degli idoli? Tu ammiri questo tempio costruito dalle mani degli artefici, ammiri gli ornamenti preziosi, che si dissolveranno come polvere al soffiare del vento. Dovresti invece ammirare il ciclo, la terra, il mare e tutte le cose che sono poste in essi; ammirare gli ornamenti del ciclo, il sole e la luna e le stelle; ammira come tutte queste cose servono, come dall'inizio del mondo sino alla sua fine notte e giorno corrono verso occidente e ritornano poi verso oriente, senza mai stancarsi. Quando avrai osservato tutti questi corpi, poni la questione e comprendi chi fra di essi è più potente. Quando per suo stesso dono capirai che è lui, e non potrai trovare nulla di simile a lui, adoralo, glorificalo: è lui il Dio degli Dei, e il Signore dei Signori.- Dopo aver a lungo disputato sapientemente diversi argomenti sull'incarnazione del Figlio, il cesare stupefatto non riuscì a trovare risposta. Poi, riprendendosi, disse: - Permetti, donna, che si porti a termine questo sacrificio, e poi ti daremo risposta. La fece perciò portare a palazzo e mettere sotto stretta sorveglianza, colpito dalla sua sapienza e dalla sua bellezza. Era infatti molto piacevole d'aspetto, e tutti restavano colpiti dalla sua incredibile bellezza e grazia. Quando il cesare arrivò a palazzo le disse: - Abbiamo sentito la tua eloquenza, e siamo rimasti colpiti dal la tua saggezza, ma impegnati com'eravamo nei sacrifici agli dei, non abbiamo capito bene tutto quanto hai detto. Ora riprendiamo tutto da capo, partendo dalle tue origini. -
- Sta scritto, - rispose Caterina: - «Non ti loderai e non ti accuserai da solo»: queste cose le fanno gli sciocchi, che si danno tanto da fare per vana gloria. Ti dirò quali sono le mie origini non tanto per gonfiarmi di vanteria, ma per amore d'umiltà. Io sono Caterina, unica figlia del re Costo; benché io sia nata nella porpora e abbia avuto un'istruzione certo non trascurabile, ho rifiutato tutte queste cose, e sono fuggita al Signore Gesù Cristo. Gli dei che veneri, invece, non possono aiutare né te né gli altri. Quanto sono infelici quelli che venerano quegli idoli! Quando li invocano non accorrono loro in soccorso, non sono loro d'aiuto nelle tribolazioni, non li difendono nel pericolo! - - Se le cose stanno come dici, - obiettò il re, - tutto il mondo si sbaglia e tu sola dici la verità. Ogni testimonianza deve essere confermata da due o tre testimoni; se tu fossi un angelo, o una potenza celeste, anche in quel caso nessuno ti crederebbe. Quanto meno ti si potrà dar credito se dimostri d'essere una fragile donna! -
- Ti prego, cesare, - rispose Caterina, - non farti dominare dal tuo furore, e che non si fermi nell'animo del sapiente questo cattivo turbamento. Dice infatti il poeta: « Se coll'animo ti reggerai, re sarai, se invece col corpo, tu servirai».-
- A quanto vedo, cerchi di intrappolarmi con la tua astuzia velenosa, quando ti sforzi di far questi lunghi discorsi, che si fondano su frasi di filosofi.-
Accorgendosi dunque il cesare che non poteva muoversi contro la sapienza di Caterina, mandò una lettera per convocare con urgenza tutti i grammatici e i retori al pretorio di Alessandria: avrebbero guadagnato un fortissimo compenso se fossero con le loro obiezioni riusciti a vincere le argomentazioni di quella vergine oratrice. Dalle diverse province giunsero cinquanta oratori, che erano al di sopra di tutti i mortali nella scienza di questo mondo. Quando chiesero perché fossero stati convocati da regioni cosi lontane, il cesare rispose:
- C'è qui da noi una ragazza di senno e saggezza senza pari, capace di confutare gli argomenti di ogni sapiente, e sostiene che gli dei sono tutti demoni. Se riuscirete a vincerla, tornerete ricchi e onorati a casa vostra.-
A queste parole uno di loro, offeso, rispose con tono bilioso:
- Gran cosa che un imperatore abbia convocato dei sapienti da tutto il mondo soltanto per una ragazza degenere, per cui sarebbe bastato uno dei nostri praticanti a confutare tutti i suoi argomenti-
Il re rispose: - Certo, avrei potuto costringerla con la forza a sacrificare, o ucciderla con la tortura, ma ho preferito che sia completamente confutata dai vostri argomenti.
- Sia portata, - dissero, - davanti a noi questa ragazza, di modo che capisca quanto abbia presunto delle sue forze, e riconosca di non aver mai visto dei veri sapienti.-
Quando la vergine seppe della battaglia che la stava attendendo, si mise nelle mani del Signore, ed ecco che un angelo del Signore le si pose accanto, e le disse di rimanere salda, e che fosse certa non solo di non poter essere vinta da quei sapienti, ma che anzi li avrebbe convinti e li avrebbe condotti alla palma del martirio. Portata al cospetto degli oratori, disse all'imperatore: -Con che senno contrapponi una sola ragazza a ben cinquanta oratori, cui prometti anche grandi ricompense se prevarranno, e invece costringi me a combattere senza speranza di compensi? Il mio compenso sarà però il Signore Gesù Cristo, che è speranza e corona per coloro che combattono per lui.-
Gli oratori trovavano impossibile che un dio si facesse uomo e soffrisse, ma la vergine rispose che questo era stato detto anche dai pagani. Platone infatti dice che Dio è un cerchio, ed è curvo. La Si-billa dice anche: « Felice quel dio che pende dall'alto di un legno ». La vergine dunque disputava con sapienza con gli oratori e confutava i loro argomenti con ragioni ben evidenti: rimasero stupiti, e non trovando argomenti da contrapporre, restarono muti. L'imperatore allora si infuriò contro di loro e prese a rimproverarli per essersi così malamente lasciati vincere da una ragazza. Uno di essi, il più autorevole, disse: - Sapevi bene, imperatore, che nessuno aveva sinora saputo opporsi a noi senza essere immediatamente vinto. Questa ragazza, in cui parla lo spirito di Dio, ci ha invece così riempiti di stupore, che non riusciamo a dire nulla contro Cristo, o perché non sappia mo, o perché temiamo. Perciò, imperatore, o trovi un qualche nuovo e migliore argomento a favore degli idoli che sino a ora veneravamo, oppure tutti ci convertiamo a Cristo. -
Il tiranno infuriato dette ordine di bruciarli tutti nel mezzo della città, ma la vergine, confortandoli, infuse coraggio di fronte al martirio e li istruì nella fede con gran cura. Essi tuttavia erano addolorati per dover morire senza battesimo, ma la vergine rispose:
-Non abbiate paura, il vostro sangue versato sarà per voi battesimo e corona.-
Ebbero il tempo di guarnirsi del segno della croce e furono gettati nelle fiamme. Tanto profondamente si votarono a Dio, che il fuoco non danneggiò in nulla i loro corpi, non consumando neppure i capelli o i vestiti. I cristiani poi li seppellirono. L'imperatore allora disse a Caterina:
- Nobile vergine, pensa alla tua giovinezza. Dopo la regina potrai diventare la seconda donna del mio palazzo. Farò mettere una tua statua nel mezzo della città e sarai da tutti adorata come una dea.-
- Smetti di dire queste cose, - disse la vergine, - è un delitto anche soltanto pensarle. Io mi sono data in sposa a Cristo: lui è la mia gloria, lui è il mio amore, lui la dolcezza e il diletto mio. Né promesse né torture mi potranno distogliere.-
Al colmo del furore la fece spogliare e battere con gli scorpioni. Poi la fece rinchiudere in un carcere buio, tormentandola con la fame per dodici giorni.
Mentre il re si era allontanato fuori dai confini, richiamato da gravi incombenze, la regina, presa da un grande amore per lei, entrò nel cuor della notte nella sua prigione col capo dei soldati, Porfirio. Quando la regina entrò nella prigione, la vide rifulgere di una luce indicibile, e vide gli angeli che curavano con unguenti le ferite della vergine. Subito la vergine cominciò a predicarle le gioie eterne, la converti alla fede e le predisse la corona del martirio. Poi continuarono a parlare sino a notte. Anche Porfirio udì tutte quelle parole e cadde ai piedi della vergine e ricevette la fede di Cristo, con duecento altri soldati. Dato che il tiranno aveva disposto che Caterina restasse senza cibo per dodici giorni, Cristo la rifocillava mandandole una candida colomba. Poi le apparve il Signore con una moltitudine di angeli e di vergini e le disse: - Riconosci, figlia, il tuo Creatore, in nome del quale hai intrapreso questa durissima battaglia. Sii salda, poiché io sono con te.-
Al suo ritorno l'imperatore se la fece portare dinnanzi, e la vide ancor più splendente, anche se si aspettava di vederla segnata dal digiuno, e pensò che qualcuno in carcere le avesse dato da mangiare. Perciò, infuriato, fece torturare i carcerieri. Ma Caterina disse: - Non ho ricevuto cibo da mano d'uomo, ma Cristo mi ha nutrito per mezzo dell'angelo.-
- Tieni per te, ti prego, - disse allora l'imperatore, - i consigli che ti do, e non cercare di rispondere in modo ambiguo. Noi non vogliamo averti come schiava, ma tu potrai trionfare nel mio regno come regina nobile e potente.
- Bada anche tu, - gli rispose Caterina, - e giudica con cuore sincero chi devo preferire, se il potente, l'eterno, il nobile, il bello, oppure il debole, il mortale, l'ignobile e il deforme.-
L'imperatore allora, sdegnato, disse: - Dei due scegli l'uno: o sacrifichi e vivrai, oppure vai incontro a feroci torture, e morrai.-
- Qualsiasi tormento tu stia pensando, - rispose Caterina, - non rimandarlo, poiché voglio offrire la mia carne e il mio sangue a Cristo, cosi come lui ha offerto se stesso per me. È lui infatti il mio Dio, il mio amante, il mio pastore e il mio unico sposo.-
Un prefetto allora suggerì al re, infuriato, che nel giro di tre giorni avrebbe potuto preparare quattro ruote cinte di seghe di ferro e di chiodi aguzzi, per poterla straziare con quell'attrezzo orrendo, spaventando gli altri cristiani con la vista di una morte così crudele. Si progettò che due ruote dovevano girare in un senso, e due invece si movessero con un impulso contrario, di modo che una coppia tirasse verso il basso, lacerando il corpo, mentre l'altra coppia, movendosi in direzione opposta, avrebbe portato via brandelli di carne. La vergine beata implorò il Signore che, a lode del suo nome e a conversione del popolo che stava attorno, la macchina si sfasciasse. Ed ecco che l'angelo del Signore spostò e divelse quella mola con tanta violenza, che ne rimasero uccisi circa quattromila pagani.
La regina, che osservava dall'alto quanto stava accadendo, e si era sino a quel momento tenuta nel riserbo, subito scese e rimproverò il re per quella crudeltà. Il re allora, al colmo del furore, visto che la regina rifiutava di sacrificare, le fece strappare le mammelle e poi la fece decapitare. Mentre la stavano portando al martirio la regina chiese a Caterina di pregare per lei il Signore. Caterina rispose: - Non aver paura, regina amata da Dio, poiché oggi il tuo re gno transitorio diventerà eterno, e al posto d'uno sposo mortale ne acquisirai uno immortale.-
La regina, ripreso animo, incitava i suoi aguzzini a non tardare a eseguire ciò che loro era stato comandato. Gli sgherri l'accompagnarono fuori della città, le strapparono le mammelle con aste di ferro e infine le tagliarono il capo. Porfirio riuscì a portare via il corpo e a seppellirlo. Il giorno dopo si cercava il corpo della regina: il tiranno perciò dette ordine di condurre molte persone al supplizio. Porfirio irruppe in mezzo e disse: - Sono io che ho sepolto il corpo dell'ancella di Cristo, e anche ho ricevuto la fede di Cristo.-
Massenzio allora perse la ragione, e lanciato un terribile ruggito gridò: - Me sventurato, degno della compassione di tutti! Ecco Porfirio, unico custode dell'anima mia, consolazione di tutte le mie fati
che, anche lui è stato ingannato!-
Non appena lo disse ai suoi soldati, questi risposero: - Anche noi siamo cristiani e siamo pronti a morire.-
Il tiranno allora, come ubriaco di furore, dette ordine di decollare Porfirio e tutti i soldati, gettando i loro corpi ai cani. Poi fece venire Caterina e disse: - Benché tu abbia fatto morire la regina per arte magica, se ti ricrederai, sarai comunque la prima nel mio palazzo: oggi o sacrificherai agli dei, o perderai il capo.-
- Fai pure, - rispose Caterina, - tutto ciò che hai deciso di fare: vedrai che sono pronta a sopportare tutto.-
Fu pronunziata la sentenza di morte per decapitazione. Quando fu portata al luogo designato, levò gli occhi al cielo e pregò dicendo: - O speranza e salvezza dei credenti, splendore e gloria delle vergini, Gesù, re buono, io ti imploro, che chiunque abbia memoria della mia passione, o mi invochi al momento della morte o in qualche altra necessità, ti abbia propizio. E si sentì una voce che le diceva: -Vieni, mia diletta, mia sposa! Ecco, ti è aperta la porta del ciclo. E anche per coloro che celebreranno con devota intenzione la tua passione, prometto di far scendere dal ciclo il soccorso che essi richiederanno.-
Poi, quando fu decollata, dal suo corpo sgorgò latte e non sangue, gli angeli presero il suo corpo e lo trasportarono da quel luogo sino al Monte Sinai, con un viaggio di più di venti giorni, e lì lo seppellirono con tutti gli onori. Dalle sue ossa sgorga senza sosta un olio che sana le membra di tutti i malati.
La sua passione avvenne sotto il tiranno Massenzio o Massimino, che salì al trono circa nel 310. Come poi Massimino sia stato punito per questo delitto, e per molti altri, lo si legge nella storia dell'Invenzione della Santa Croce.
Si racconta che un monaco di Rouen andò al Monte Sinai, ove rimase devotamente per sette anni al servizio di santa Caterina. Avendola pregata con insistenza di avere qualcosa del suo corpo, subito le cadde un dito d'una mano. Lieto per aver ricevuto quel dono di Dio, se lo portò al suo monastero.
Si racconta anche che c'era un uomo molto devoto a santa Caterina, e spesso la invocava in suo aiuto. Col tempo però curò meno questa sua devozione e smise di invocarla. Una volta, mentre pregava, vide una moltitudine di vergini che passavano davanti a lui, e fra di esse una pareva avere uno splendore maggiore delle altre. Quando gli furono vicine, si coprì il viso, passando così davanti a lui col viso velato. Molto colpito da quello splendore, chiese chi era, e una di esse rispose:
- Questa è Caterina, che prima eri solito riconoscere; ora invece sembra che tu non la conosca, e Caterina è passata davanti a te col viso velato, come si fa con uno sconosciuto.-
Si deve osservare che santa Caterina appare degna d'ammirazione in cinque cose: primo, nella sapienza, secondo nell'eloquenza, terzo nella sua fermezza, quarto nella purezza della sua castità, quinto nel privilegio della sua dignità. Primo, dunque, appare ammirabile per la sua sapienza. In lei infatti si trovava ogni specie di filosofia. La filosofia, o sapienza, si suddivide in teorica, pratica e logica. La teorica secondo alcuni si suddivide in tre parti, vale a dire l'intellettuale, la naturale e la matematica. Santa Caterina ebbe la sapienza intellettuale nella conoscenza delle cose di Dio, e se ne servì al massimo grado disputando coi retori, quando dimostrò che un solo Dio è vero, e che tutti gli dei sono invece falsi. Ebbe poi intelligenza naturale nella conoscenza delle cose di questo mondo, e se ne servì disputando con l'imperatore, come è lì evidente. Infine ebbe intelligenza matematica nel disprezzo delle cose terrene: secondo Boezio questa scienza consiste nella riflessione sulle forme senza tener conto della materia, in astrazione; e santa Caterina la possedette, quando distolse il suo animo da ogni amore materiale, e questo lo dimostrò quando rispose alla domanda dell'imperatore: «Io sono Caterina figlia di re Costo, e, benché nata nella porpora», ecc. Di questa intelligenza si servì anche moltissimo con la regina, che animò al disprezzo per il mondo e al desiderio del regno eterno.
L'intelligenza pratica si divide in tre parti, vale a dire l'etica, l'economica e la pubblica, ovvero politica. La prima insegna a formare i costumi e ad adornarsi di virtù, e appartiene agli uomini; la seconda insegna a ben disporre la famiglia e pertiene ai padri di famiglia; la terza insegna a ben reggere le città, i popoli e gli stati, e appartiene a chi governa le città. Santa Caterina ebbe questa triplice scienza. La prima, essendosi atteggiata sempre a impeccabile condotta di vita; la seconda, guidando con abilità la grande casa che le era stata lasciata; la terza, quando istruì con sapienza l'imperatore.
La logica si divide in tre parti: la dimostrativa, la probativa e la sofistica. La prima appartiene ai filosofi, la seconda ai retori e ai dialettici, la terza ai sofisti. Pare evidente che ebbe questa triplice scienza, secondo quanto di lei si scrive: «Disputò a lungo col cesare, ricorrendo a sillogismi, allegorie, metafore, con grande eloquenza e profondità di senso».
Secondo, fu di mirabile eloquenza; ebbe infatti una notevolissima facondia nella predicazione, come risulta evidente in quanto fece; ottima pensatrice nel render ragione, com'è evidente quando dice all'imperatore: «Tu ammiri questo tempio costruito dalle mani degli artefici», soavissima nel saper attrarre con le sue argomentazioni, come risulta evidente in quanto accadde con Porfirio e con la regina, che attrasse alla fede con la sua eloquenza; efficacissima nel convincere, come risulta evidente nell'episodio dei retori, che convinse con così gran forza.
Terzo, nella sua fermezza: fu infatti saldissima in occasione delle minacce che furono rivolte contro di lei, minacce che seppe disprezzare, come quando rispose all'imperatore che la minacciava: « Qualsiasi tormento tu stia pensando, non rimandarlo, poiché voglio offrire la mia carne e il mio sangue a Cristo », oppure: « Fai pure tutto ciò che hai deciso di fare: vedrai che sono pronta a sopportare tutto». Fu poi costantissima quando le furono offerti doni: quando infatti l'imperatore le promise che le avrebbe dato il secondo posto negli onori del palazzo, rispose: « Smetti di dire queste cose! E un delitto anche soltanto pensarle». Terzo, fu anche saldissima nelle torture che subì, come risulta evidente nel punto in cui fu chiusa in carcere e posta sulla ruota.
Quarto, fu salda anche nella purezza della sua castità. Ci sono infatti cinque occasioni nelle quali la castità è messa in pericolo, vale a dire la ricchezza che rende fiacchi, l'opportunità che mette in tentazione, la gioventù che riempie di voglia, la libertà che toglie i freni, la bellezza che alletta: in mezzo a tutto questo Caterina conservò la castità: fu infatti molto ricca, essendo erede di genitori ricchissimi. Ebbe l'opportunità, essendo padrona, di passare tutta la giornata coi suoi servi; fu giovane; era libera, poiché restò sola e libera nel suo palazzo (a proposito di questo abbiamo detto sopra: « Caterina, allora di diciotto anni, rimasta sola nel suo palazzo pieno di ricchezze e di servi»). Ebbe anche la bellezza, e per questo si dice: «Era infatti molto piacevole d'aspetto, e tutti rimanevano colpiti dalla sua incredibile bellezza e grazia».
Quinto, fu degna d'ammirazione per il privilegio degli onori che ebbe. In alcuni santi ci furono privilegi particolari al momento della loro morte, come la visita di Cristo, come accadde a Giovanni Evangelista; l'emanazione di olio, come per san Nicola; l'effusione di latte, come per san Paolo; la preparazione del sepolcro, come per san Clemente; l'esaudimento delle richieste, come fu per santa Margherita, quando chiese grazia per chi avesse osservato la sua memoria: tutte quante queste cose si verificarono in santa Caterina, come risulta chiaro nella sua leggenda.
Molti dubitano, secondo alcune fonti, se fu martirizzata sotto Massenzio o sotto Massimino. In quel momento l'impero era tenuto da tre persone: Costantino, che succedette al padre nell'impero, Massenzio figlio di Massimiano, acclamato augusto dai pretoriani a Roma, e Massimino, nominato cesare nella parte orientale dell'impero: secondo le cronache Massenzio esercitava la tirannide a Roma contro i cristiani, mentre Massimino lo faceva in oriente. Si ritiene perciò che il fatto sia imputabile all'errore di un copista, che ha scritto Massenzio al posto di Massimino.

Testo tratto da "Legenda Aurea" di Iacopo da Varagine